Italia Anno Zero

Un incontro a porte chiuse per fare il punto sull’identità e la creatività italiane alla prova della sfida globale dell’audiovisivo

(da sx)Andrea Castellari, Francesco Rutelli, Francesca Medolago, Daniele Luchetti, Marta Donzelli, Eleonora Andreatta durante il seminario

(da sx)Andrea Castellari, Francesco Rutelli, Francesca Medolago, Daniele Luchetti, Marta Donzelli, Eleonora Andreatta durante il seminario

Marco Spagnoli 29 marzo 2018

Un seminario per fare il punto sull’industria audiovisiva italiana è quello che si è tenuto a porte chiuse all’Hotel Parco dei Principi di Roma, cui hanno partecipato alcuni dei principali player del mondo del cinema e della televisione. Una riflessione a tutto campo, dove sono stati riuniti soggetti provenienti da tutta la filiera dell’audiovisivo per un dibattito continuo e proficuo durato circa cinque ore.


Presieduto da Francesco Rutelli, presidente di ANICA, l’incontro è stato introdotto dalle relazioni di scenario presentate da Stefano Stefanini, Ambasciatore e Consulente di Independent Film & TV Alliance e da Andrea Castellari, Amministratore Delegato di Viacom International Media Networks. Mentre il primo ha posto l’accento sulla necessità di lottare contro la pirateria e sull’importanza di rivendicare con l'Unione Europea l’esclusività territoriale della produzione audiovisiva non assimilabile all’E-commerce, l’European Vice President di Viacom ha insistito sul fatto che a fronte di un mondo in trasformazione, il contenuto non è mai stato così tanto e i distributori sono diventati produttori in un costante processo di ibridazione dove tutti fanno tutto “Netflix ha prodotto contenuti per 8 miliardi di dollari e punta a realizzare prodotti per 13 miliardi entro il 2022, data per cui Amazon vuole raggiungere gli 8 miliardi di dollari di valore di contenuti prodotti. Oggi in America ogni anno vengono prodotti più contenuti seriali in un anno di quanto, una persona possa consumarne in una vita intera. Ci sono cambiamenti di scenario fortissimi in corso che toccheranno tutto il mondo.” Castellari, però, è ottimista “In Italia il prodotto successo avrà sempre un grande successo: dobbiamo sfruttare la nostra eccellenza creativa per realizzare contenuti adattabili altrove.” Una posizione cui fa eco quella del Presidente Rutelli che pur riconoscendo la trasformazione in atto riconosce che la sfida globale dell’industria audiovisiva rappresenta un’occasione da non perdere facendo leva sull’identità e la creatività italiane.


Prospettive che stimolano la riflessione: come quelal di Marco Chimenz, produttore di Cattleya e presidente dell’European Producers Club che indica la serie televisiva L’amica geniale come un modello creativo interessante da replicare “Un produttore geniale come Domenico Procacci insieme ad una produzione solida come Wildside, sostenuta da Tinny Andreatta la “Lady della Fiction europea” direttore di Raifiction e distribuita a livello mondiale da HBO sono il mix perfetto di progettualità, ideazione ed esecuzione, nonché la prova di un modo di fare serie televisive che può essere replicato per creare importanti prodotti da esportazione di livello internazionale.” Chimenz chiude il suo intervento insistendo sul ruolo che nuovi soggetti come TIM Vision e SKY potrebbero giocare in questo frangente. Una tesi raccolta da Chiara Sbarigia, Direttore Generale di APT – Associazione produttori televisivi che evidenzia come una decina di anni il ripensamento collettivo da parte dell'industria britannica del modello creativo e produttivo abbia dato in breve tempo frutti importantissimi con accordi intersettoriali in grado di portare l’export della produzione televisiva alla cifra record di 800 miliardi di Sterlinea all’anno.


Eleonora Andreatta, Direttore di Raifiction spiega “Abbiamo bisogno di un cambio di passo: il mercato globale ha portato delle forti trasformazioni del gusto del pubblico. Se è facile dare vita a prodotti di nicchia è certamente più complesso portare sugli schermi il grande racconto popolare. Il ruolo del servizio pubblico è fondamentale in questo senso così come è stato importante il ruolo del MIA, il mercato dell’audiovisivo di Roma come esercitazione per l’industria italiana del lavoro da fare nei confronti dell’estero e dei futuri interlocutori internazionali.” Significativo all'interno del seminario anche il dibattito tra i produttori che offronto punti di vista differenti, ma non distanti su quanto accaduto negli ultimi anni: mentre Domenico Procacci di Fandango, invita all’autocritica su alcune tipologie di produzioni troppo simili tra loro evidenziando, come oggi, invece, player fondamentali come la Rai richiedano, finalmente, a tutti una grande originalità, Riccardo Tozzi ex Presidente di ANICA e Presidente di Cattleya invita a riflettere su come la sala non sia più l’unica misura del successo dei film italiani che, invece, in pay per view e VOD incontrano il pubblico che non riescono più a trovare nelle sale. “La qualità dei nostri prodotti è aumentata, ma noi che non abbiamo una sorta di Spotify del cinema dove c’è tutto, perdiamo possibilità di fare vedere i nostri prodotti al pubblico.” Dichiara Tozzi lanciando un invito a ripensare le finestre di sfruttamento per non lasciare ‘buchi’ che danneggiano il prodotto e che non consentano di andare in direzione delle nuove modalità di fruizione. Un’idea cui si associa Federica Lucisano di IIF puntando l’accento sulla necessità di ridefinire la catena del valore di un prodotto. Mario Gianani di Wildside nota “Siamo passati dall’infanzia dell’industria cinematografica alla maturità. Il contenuto è centrale e ha una capacità attrattiva fortissima al punto che centinaia di giovani vogliono lavorare nella nostra industria. Noi abbiamo la responsabilità di dare risposte.”


Andrea Occhipinti di Lucky Red, Presidente dei distributori cinematografici aspira ad un’Italia sempre più protagonista dell’industria europea seguendo il modello inglese, evocato da Sbarigia e Barbara Salabè di Warner Bros ricorda a tutti come la Major hollywoodiana distribuisca in 72 paesi, ma produca solo in 5 tra cui l’Italia. “Bisogna rendere le nostre sale più accoglienti ed interessanti per i giovani" dice l'AD di Warner "Ed è importante stimolare la domanda interna di prodotto italiano per dare vita a prodotti ad alto budget. In questo paese manca un operatore che distribuisca on line i prodotti italiani. La pirateria tocca livelli preoccupanti: ci sono 420.000.000 di transazioni illegali sul cinema e 220.000.000 sulla televisione a fronte di 8 milioni di transazioni legali. Questa situazione non è più sostenibile.” 


Federico Bagnoli Rossi, Segretario Generale della FAPAV associazione che lotta quotidianamente contro la pirateria spiega come nuovi strumenti legali possano aiutare a fare fronte a questa piaga, ma ribadisce il fatto che solo a Bruxelles, in sede europea si possa davvero definire una strategia globale efficace nel fare fronte ad un fenomeno come quello della pirateria che sottrae risorse importanti all’industria nazionale e che ha radici internazionali fortissime e spesso difficili da bloccare.


Tornando alla progettualità operativa, Paolo Del Brocco, AD di Raicinema invita a pianificare accordi pluriennali con gli operatori per pianificare una sorta di progetto industriale legato all’audiovisivo  rendendolo così particolarmente efficace, mentre Nicola Borrelli, Direttore Generale del Ministero dei Beni Culturali lodando la legge che presto darà nuovi strumenti alla produzione per realizzare prodotti competitivi stigmatizza come quest’anno i cinque film candidati al David siano costati ‘solo’ 10 milioni di Euro le cui risorse per il 65% provengono dallo Stato “Un costo troppo basso se si paragona con quello che succede in altri paesi” conclude Borrelli.


Pessimismo da parte degli autori dell’ANAC rappresentati da Francesco Ranieri Martinotti e Stefano Sardo, Presidente dei 100 Autori che avverte come gli sceneggiatori cui viene chiesto di realizzare un prodotto competitivo siano sfruttati e sottopagati in un processo che anziché premiare il buon lavoro, penalizza sempre di più la creatività.


Il regista Daniele Luchetti osserva “E’ necessario reinvestire nel talento e nei giovani. Bisogna re – industrializzare il sistema di scrittura. Aiutateci a prendere dei rischi.”


Diversi gli interventi anche di altri soggetti della filiera, ispirati all'idea di un cambiamento imposto dalla globalizzazione che, però, viene affrontato con qualche cautela, ma anche con la consapevolezza delle grandi opportunità che l'intera industria si trova dinanzi in un'era di trasformazioni rapide e costanti provenienti dall'esterno. 



 

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