Paolo Virzì: il mio elogio della ribellione

Il regista toscano firma 'Ella & John' interpretato in maniera brillante e commovente da Donald Sutherland e Helen Mirren.

Il regista Paolo Virzì

Il regista Paolo Virzì

Marco Spagnoli 11 gennaio 2018

Ella & John è un film molto importante nella carriera di Paolo Virzì: il suo primo realizzato in America, in inglese, con protagonisti due interpreti straordinari come Helen Mirren e Donald Sutherland è anche uno tra i titoli più maturi e ‘meditati’ che il regista livornese ha realizzato negli ultimi anni.  Distribuito nelle sale da 01, è anche una produzione particolarmente ambiziosa che racconta la storia di un viaggio on the road di una coppia non disposta ad accettare così facilmente il responso del tempo, la malattia, un destino che – a tutti gli altri - sembra essere ineluttabile e con un unico possibile finale. Un percorso fisico, ma anche emotivo, raccontato nel libro di Michael Zadoorian la cui sceneggiatura è stata scritta da Stephen Amidon che con Virzì aveva già collaborato per Il Capitale Umano. “E’ un film nato sull’idea di una grande semplicità ed essenzialità: quando ho letto il libro ho trovato una serie di elementi molto attraenti: uno spirito sovversivo, di ribellione contro l’ospedalizzazione forzata stabilita da medici, figli, regole sociali e sanitarie.” Spiega Paolo Virzì reduce dal set di Notti Magiche “Allo stesso tempo, però, mi sembrava che quel viaggio ripercorresse un paesaggio già molto visto in tanti altri bei film e che ci fosse il rischio di lasciarsi catturare dai cliché, così come a volte capita ai registi americani quando girano in Italia e finiscono per inquadrare soprattutto luoghi turistici e pittoreschi. Sono stati, però, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, penne straordinarie e adorabili persone con le quali è bellissimo scrivere insieme, a provare a convincermi di ripensarci, proponendomi di utilizzare lo spunto di quel libro ma di cambiare il percorso del viaggio e di conseguenza il profilo socio-culturale dei personaggi: un ex-professore di letteratura del New England, con una moglie più giovane che viene dal South Carolina, diretti alla Casa di Hemingway a Key West. Così abbiamo provato a buttar giù scene e dialoghi in italiano, per poi, con l’aiuto prezioso del mio amico romanziere Stephen Amidon, trasformarle in angloamericano nella prima versione dello script. Quando i due attori hanno accettato, poi, non ho avuto più alibi con me stesso per rinunciare ad un progetto allettante quanto carico di ambizione. Io sono un regista italiano molto fiero di esserlo: per questa non era un’occasione di immigrazione verso un immaginario cinematografico così importante come quello del cinema americano quanto, piuttosto, una grande curiosità.”


Cosa l’affascinava di più di questa storia?


Senza dubbio l’idea di una ribellione allo scopo di affermare fino all’ultimo istante la dignità personale. E’ un film rock dallo spirito beat incarnato da due eroi malconci che anziché andare in motocicletta usano un camper. Era questo spirito libertario a farmi sentire a casa. Inoltre sono convinto che soprattutto le nuove generazioni siano disponibili a vedere contaminate storie, luoghi e territori molto diversi tra loro.


Il suo è un cinema in costante crescita e sempre più riuscito…


Invecchiando si diventa più ostinati e ossessivi rispetto al proprio lavoro. Sono più meticoloso, rompiscatole e, forse, noioso per i miei collaboratori. La mia idea di cinema è sempre quella: raccontare un’umanità che grazie alla cornice dell’inquadratura diventa in qualche maniera rilevante.


E’ questa la direzione in cui vuole proseguire?


Forse sì, del resto il tono è sempre un po’ lo stesso a dispetto delle latitudini. Non so dire che cosa vorrò fare anche in futuro, ma devo anche riconoscere che, spesso, mi capita facendo un film di scoprire elementi del mio cinema del passato.


Notti Magiche prodotto da Lotus e in uscita da 01 è una storia di cinema sul cinema…


Si tratta di una commedia che è anche un noir: un produttore cinematografico viene trovato morto nelle acque del Tevere, i principali sospettati dell’omicidio sono tre giovani aspiranti sceneggiatori. In una nottata al Comando dei Carabinieri viene ripercorso il loro viaggio trepidante, sentimentale e ironico nello splendore e nelle miserie dell’ultima stagione gloriosa del Cinema Italiano. E’ un film sul cinema, ma anche sui vent’anni, sull’avere sogni, sulla Roma osservata attraverso gli occhi di un provinciale che non sa nulla e che arriva in un momento storico in cui sono ancora vivi tutti i grandi della stagione gloriosa del nostro cinema: un periodo leggendario, quasi ‘mitologico’, ma anche buffo. Un omaggio affettuoso, ma anche una canzonatura beffarda di quella stagione indimenticabile.

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