Luciano Ligabue torna alla regia con il suo terzo film "Made in Italy"

Un racconto malinconico e perfino - a tratti - commovente sull'Italia di oggi sullo sfondo di una storia d'amore tra i due personaggi interpretati da Stefano Accorsi e Kasja Smutniak

Una scena da 'Made in Italy' di Luciano Ligabue

Una scena da 'Made in Italy' di Luciano Ligabue

Marco Spagnoli 22 gennaio 2018

E' un film sul rancore e sul cambiamento quello che Luciano Ligabue firma da regista, quasi due decadi dopo Radiofreccia e Da uno a dieci.


Una storia moderna, non rassicurante e non consolatoria che, "sfondato" idealmente il muro dell'apologo sulla vita di provincia, ci racconta un uomo che guarda indietro in maniera malinconica verso il passato. Una profonda inquietudine scuote le sue giornate di quarantenne che, paradossalmente, non ha il tempo per la classica sua crisi di mezz'età: tradito dalla moglie, traditore lui stesso con amorazzi senza nome, amico non sempre convinto di amici eccentrici e rassegnati e padre di un figlio che sta per andare all'Università, lasciandolo a casa con tutti gli anni addosso.


Un personaggio come tanti, forse, come troppi, figlio della nostra modernità: un ragazzo diventato uomo nell'attesa che qualcosa cambiasse e che, invece si trova più anziano e più stanco, cambiato, ma non per il meglio.


Made in Italy è basato su un racconto complesso e disturbante che trova il suo perfetto interprete in Stefano Accorsi che dopo Radiofreccia e Velocità Massima porta sul grande schermo un altro personaggio di provincia: uno sconfitto (o forse no...) che decide di riprendersi tutto in mano. Perché sa che non c’è più tempo, perché è consapevole di avere terminato i propri alibi con sé stesso.


Un racconto di formazione su un personaggio decisamente oltre i limiti di età per questa tipologia di narrazione e che eppure convince per la sua forza e la sua umanità: niente più rabbia, niente più rancore, ma, alla fine, solo speranza che qualcosa cambi, perché noi siamo il cambiamento.


Al di là della patina luccicante, dello straordinario montaggio di quel genio di Giò Giò Franchini, uno dei più grandi professionisti del nostro cinema, quello che piace di più è l'idea che la coppia formata da Ligabue e dal produttore Domenico è in grado di guardare al nostro paese in maniera lucida e lungimirante: senza cedere alla tentazione di strizzare l’occhio al populismo ed alla demagogia, ma dando vita ad un personaggio moderno nel suo essere "antico" e disilluso, incerto e disperato. Una figura di grande umanità, impreziosita dalla presenza di Kasja Smutniak: un personaggio, il suo, caratterizzato da quella bellezza e solidità in grado di rappresentare il tipo di compagna, che tutti gli uomini vorrebbero potere avere al proprio fianco.


Personaggi semplici, non intellettuali, non borghesi e non romani che raccontano un'Italia sana ed onesta, spesso ignorata ed umiliata dal proprio governo, dai propri politici e anche dai suoi cittadini, e che eppure, nonostante tutto, continua a sperare e a credere. 


In che cosa? Nella possibilità di cambiare, perché solo il cambiamento può salvare.


Nonostante alcune inevitabili fragilità ed ingenuità, Made in Italy è un film profondo dove con un po' di sana retorica veniamo messi e obbligati a confrontarci con nostalgia e malinconia con la nostra identità. Un film patriottico nel senso più puro del termine, perché è anche il racconto di una storia d’amore piena di tradimenti tra una nazione e la sua gente, tra dei valori che ci portiamo dietro comunque, perché anche noi Italiani siamo ‘Made in Italy’ come tante altre cianfrusaglie, prelibatezze e capolavori di cui troppo spesso ci dimentichiamo.


 


Made in Italy in sala dal 25 gennaio

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