Berlusconi, Veronica e l'Italia (una storia d'amore)

Il secondo capitolo del film evento di Paolo Sorrentino si conclude nella polvere del terremoto dell'Aquila per suggerire che gli Italiani non sono solo 'Loro'.

Toni Servillo e Elena Sofia Ricci in una scena di 'Loro' di Paolo Sorrentino

Toni Servillo e Elena Sofia Ricci in una scena di 'Loro' di Paolo Sorrentino

Marco Spagnoli 3 maggio 2018

E' "la" storia d'amore tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario il cuore pulsante (e in parte "ferito") di Loro 2, seconda parte del film evento di Paolo Sorrentino che conclude, almeno per il momento, il racconto che il regista napoletano fa della parabola umana e anche politica - del capo di Forza Italia. Una sorta di 'lui', 'lei', 'loro' e quegli altri che - in fondo - siamo "noi".


Scritto insieme a Umberto Contarello, Loro evita volutamente lo schierarsi politicamente contro Berlusconi, offrendo in cambio una prospettiva certamente ancora critica, ma sensibilmente più profonda sulla vita e le 'gesta' dell’ex cavaliere. I tempi del 'Caimano', almeno dal punto di vista cinematografico, sono finiti e quello che resta sullo schermo è la memoria di un uomo sostanzialmente solo, circondato da ragazze bellissime e che, inopinatamente, soffre, invece, le pene d'amore per l'unica donna che, forse, ha davvero amato.


Il Berlusconi raccontato da Sorrentino non è quello delle piazze e dei proclami, il giullare barzellettiere invecchiato, nemico della democrazia e dei comunisti, bensì un uomo logorato dal suo stesso carisma e - soprattutto - imprigionato da quel mondo che lo ha elevato sugli altari di un culto incondizionato e dall'evidente devozione semipagana.


Di quel Berlusconi là troviamo in Toni Servillo la cafonaggine e l'astuzia, l'intelligenza e la sicumera, l'essere al tempo pagliaccio e mattatore, incapace di trovare le parole giuste da dire solo dinanzi all'unica persona che sembra, almeno cinematograficamente, contare per lui in un orizzonte di personalità caricaturali e deformate.


A fronte di quel tanto e di quel troppo che avvolgono Berlusconi, il segreto del suo cuore sta tutto in un brevissimo flashback di Veronica Lario giovanissima davanti al Duomo di Milano che - come colta con sorpresa da un certo trasporto - confessa in soggettiva a Silvio Berlusconi di amarlo. E chi non si innamorerebbe di questa giovane donna bellissima che guarda verso la macchina da presa e con cui Berlusconi (nella vita reale) farà tre figli? E' questa breve sequenza dal sapore quasi onirico a rivelare il senso ultimo del film: qualsiasi giudizio si abbia su Silvio Berlusconi e il suo mondo, in quel momento, Sorrentino e Contarello offrono allo spettatore una sorprendente immedesimazione sentimentale sull'uomo che da un quarto di secolo è drammaticamente al centro della vita politica di questo paese.


In questo senso, Loro parte dal presupposto di raccontare la fine della relazione tra due persone che hanno vissuto tanto insieme, assediate e sfiancate, inevitabilmente, dal brulicare di uomini e donne che a Berlusconi chiedono sempre qualcosa. Soldi, briciole di potere, attenzione, favori...La maschera indossata da uno straordinario Toni Servillo, la sua fissità inquietante e inquieta, il suo essere corpo e mente, parola e azione, rendono questo Berlusconi totalmente comprensibile e perfino vulnerabile ai nostri occhi, perché il cinema, almeno quello grande, racconta ed interpreta un uomo che “l’altra coppia” quella degli sceneggiatori Sorrentino - Contarello "ama" nella sua epifania cinematografica di personalità tanto potente quanto incurante di sognatore rimasto senza sogni che si gingilla con ragazzine e vulcani finti, mentre un’intera nazione lo circonda in cerca di vere risposte che - come sappiamo oggi - non avrà mai.


Una riflessione sul potere, sull'occasione mancata che è stato Berlusconi per il nostro paese, sul guitto e sul megalomane, sul satiro e sul manipolatore, sul politico e sull'uomo che si consuma con un lento scorrere dal retrogusto funereo.


La seconda parte di Loro è intrisa di qualcosa di funereo e non solo per i fantasmi dell'Aquila. Lo splendore della Sardegna e di Villa Certosa, lasciano spazio ad un mondo contaminato, in cui i corpi emanano sprazzi di bellezza e di gioventù, ma dove la morte in senso metaforico si prende la scena. E non solo per i fantasmi del terremoto dell'Aquila. E' un mondo crepuscolare quello di Berlusconi e della sua corte, con un monarca che è arrivato in politica alla fine e non all'inizio del suo impero.


Non importano le luci e non contano i colori: la parabola del racconto di Sorrentino è quella di una corte di uomini e donne innamorati del capo che, come spesso capita in Italia, devono “sentirne”, percepirne il corpo per inchinarsi al suo potere. E il corpo di Berlusconi è respinto solo da chi si fa interprete di sentimenti più profondi e di una ricerca spirituale: Veronica Lario ex attrice diventata moglie che, ad un certo punto, respinge l'uomo che ha amato per porre domande e insinuare questioni che, oggi, costituiscono il peso del rapporto tra Berlusconi e il nostro tempo.


Se il vero Silvio Berlusconi potrà sfuggire per sempre la risposta a tali quesiti, quello cinematografico ascolta e rifiuta l'idea di doversi dichiarare. Ride dinanzi all'accusa di avere iniziato una carriera con ingenti fondi di cui non si è mai capito la provenienza: il suo viso si trasforma in una maschera dinanzi alla constatazione di avere avuto uno stalliere legato alla Mafia, Berlusconi, come sempre, respinge ogni addebito trovando una maniera 'creativa' di guardare alla realtà. Ma il suo matrimonio non è una puntata di Porta a Porta e gli applausi registrati non riusciranno a trattenere Veronica Lario al suo fianco.


L'accusa più profonda è quella di non avere fatto quello che si poteva e si doveva, a fronte di un reale disinteresse per il potere esercitato, invece, per proteggersi dal carcere, dalla paura di vedere tramontare il sole sul suo impero, di perdere il potere...con la consapevolezza da parte della donna di essere stata - in tutto o in parte - anche lei un'attrice sedotta dall'uomo di potere da cui, oggi, riesce, però, ad emanciparsi.


In questo senso la figura di Riccardo Scamarcio diventa una sorta di erede dell'Alberto Sordi di 'Una vita difficile': raggirato dai potenti, si trova fianco a fianco con la donna che chiama la sua compagna (interpretata da una notevolissima Euridice Axen) e con la quale ha tentato il colpo grosso in un momento tenero e drammatico.


E’ uno sconfitto: così come sono sconfitti tutti ‘loro’ dinanzi a "lui".


Ma il mondo di “lui” e di “loro” è anche il nostro: e quindi nella vita reale, fuori dai palazzi e lontano dalle ville con le loro spiagge, c’è anche la realtà, spesso, terribile, talora perfino ‘tragica’. Il terremoto dell’Aquila con la sua violenza mostra gli altri, quelli che tra la polvere e il pericolo costruiscono una via di salvezza a dispetto dei giochi e dei giochetti di palazzo.


A dispetto delle dichiarazioni del suo regista, Loro è un film fortemente politico perché esplora una dinamica del nostro recente passato prima che questo diventi storia. La biografia per immagini di Silvio Berlusconi, oggi, ha un punto di vista analitico non ideologico, che nel film di Sorrentino segna la sua parabola tragica raccontando un uomo prigioniero del suo stesso ego e delle sue pulsioni.


Non si può pensare a Loro senza considerarlo un film unico che così, a dispetto delle comprensibili logiche distributive, andrebbe visto. Non si tratta di due capitoli, ma di un unicum che inizia nel mare della Puglia e finisce nella polvere dell’Aquila. Un percorso accidentato e talora surreale tra politica ed eccessi dove scopriamo con raccapriccio che “loro” assomigliano un po’ a “noi” e in cui il senso ultimo del racconto è quello di guardare con profondità alla nostra superficialità e scoprire come 'oltre il soundbite' dei telegiornali c'è la filosofia di un grande venditore che ha venduto i suoi sogni a tutti e che, alla fine, è rimasto solo tra decine di ragazzi a celebrare maniacalmente se stesso e il proprio culto di cui è stato il primo evangelizzatore, ma anche l'ultima grande vittima. 


Una considerazione resa ancora più drammatica dalla polvere del terremoto dell'Aquila che, così, - beffardamente - avvolge il berlusconismo e la sua retorica, aiutando a scriverne il suo epitaffio se non dal punto di vista storico, certamente sul piano etico e umano.


 

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