Israele raccontata da Israele (e non solo)

Breve guida al conflitto arabo israeliano attraverso alcune serie televisive disponibili sulle piattaforme

Una scena tratta da Fauda

Una scena tratta da Fauda

Marco Spagnoli 13 maggio 2021
"Ohibò ma che succede lì che non ci si capisce niente!" urlava dal palco dello spettacolo Tuttobenigni trenta anni fa il comico toscano. Oltre un quarto di secolo dopo, le parole di Roberto Benigni risuonano ancora nelle nostre orecchie e la situazione, semmai, è diventata più complessa.
Per chi ha voglia di approfondire il tema non solo leggendo questa o altre testate, ma anche andando più in profondità come solo il racconto di finzione può e riesce a fare, ecco che la produzione televisiva israeliana ci viene incontro con alcune serie televisive che possono aiutare lo spettatore a farsi un'idea della storia e della situazione geopolitica. 
Da anni, infatti, Israele ha una produzione televisiva importante e di successo essendo diventato il 'laboratorio' della televisione americana. La demografia israeliana coincide, infatti, con quella ideale del pubblico televisivo globale e - quindi - una serie che ha successo a Tel Aviv riscuote generalmente lo stesso calore di pubblico a Washington, Roma, Londra, Parigi, etc, etc.
In passato adattamenti come quello di di In Treatment di Hagai Levi e di Prisoners of Wars di Gideon Raff diventato Homeland con Claire Danes hanno ottenuto grandi riconoscimenti nelle loro versioni originali, ma anche e soprattutto tramite i loro adattamenti internazionali. 
Oggi nel mondo degli OTT come Netflix e Amazon, il pubblico è esposto direttamente all'originale e non si deve necessariamente attendere per il remake americano, italiano o internazionale. 
Quindi, alcune serie hanno un successo molto importante già nella versione israeliana che ci racconta - con un punto di vista molto chiaro - cosa accade in Medioriente.
Cronologicamente ha senso partire da The Spy, sempre di Gideon Raff con Sacha Baron Cohen impegnato a raccontare la vera storia dell'omonima spia Eli Cohen che negli anni Sessanta riuscì a diventare una talpa nel governo siriano con tutte le conseguenze del caso in termini militari e politici.
Per avvicinarci al presente si può, poi, passare a Fauda che in arabo signifca "Caos"dedicata ad un gruppo di infiltrati israeliani nella resistenza palestinese e in gruppi terroristici come Hamas. Recitata in ebraico e in arabo, la serie celebra l'intelligenza di questo gruppo militare mostrando le fragilità e le debolezze, nonché le zone grigie di un mondo al limite in cui amore, odio, amicizia, lealtà ed onore si intrecciano costantemente e in maniera sorprendente. Da notare che protagonista della serie è l'attore e creatore Lior Raz, ex appartenente alle forze speciali di Israele che offre uno sguardo duro, sincero, inedito sulle 'black ops' di Gerusalemme in Palestina.
Su Apple + decisamente sorprendente è Teheran di Dana Eden che racconta la storia dell'agente del Mossad interpretata dalla bellissima Niv Sultan, infiltrata nella capitale iraniana per colpire un reattore atomico: un gioco inquietante di spie che tiene la tensione fino all'ultimo mostrando cattiverie e debolezze degli uni e degli altri.
Dalle esplosioni alla quiete della famiglia eponima di Shtisel è un passo. La serie di Ori Elon offre allo spettatore la possibilità unica di entrare nella comunità ortodossa di Gerusalemme e coglierne la quotidianità al di fuori del tempo con rituali e vite arcaiche che cozzano tremendamente con la modernità di Israele. Una serie di grande successo di cui è in corso un remake americano seguito ad un tour degli attori negli Stati Uniti dove il pubblico pensava si trattasse di veri ebrei ortodossi e non di professionisti che interpretavano egregiamente una parte.
Non prodotte in Israele, ma utili alla comprensione di come il conflitto palestinese si inserisce nel contesto geopolitico internazionale da non perdere sono la svedese Califat su come operava l'ISIS nell'irretire e radicalizzare giovani ragazze da fare diventare schiave sessuali a Raqqa e l'interessantissima Le Bureau con Mathieu Kassovitz sugli infiltrati dei servizi segreti francesi e i giochi 'sporchi' con Iran, Russia, Israele, Turchia, etc. , etc. contro ISIS o - come viene chiamata più correttamente nelle serie - DAESH.
E' evidente che in tutte queste serie c'è una matrice propagandistica - come accade in The Crown di Peter Morgan peraltro - ma è anche altrettanto vero che l'orrore dell'Islam radicale, le difficoltà delle donne arabe, le violenze, la spietatezza e la mancanza di scrupoli dei servizi speciali e del Mossad, per quanto drammatizzate per la finzione, possono essere utili a formare un punto di vista critico nuovo su temi politici che, altrimenti, possono sfuggire nelle loro sfaccettature umane, se riportati solo tramite la cronaca rigorosa (sebbene non sempre imparziale) dei giornali. 

The Spy, Fauda, Shtisel, Califat sono disponibili in Italia su Netflix

Teheran su Apple +

Le Bureau su Amazon Prime Video