Denise Capezza: la fragilità e profondità dei suoi personaggi

Incontro con l'attrice napoletana che ha dopo la Turchia sta incantando anche l'Italia

Denise Capezza è a teatro con After the End di Dennis Kelly

Denise Capezza è a teatro con After the End di Dennis Kelly

Marco Spagnoli 19 dicembre 2019





“A dispetto da quanto possa sembrare cercando il mio nome su Internet o seguendomi sui Social, non amo troppo l’aspetto mondano del mio lavoro. A me interessa recitare: le feste, le foto, gli incontri mi annoiano. A me interessa stare davanti alla macchina da presa a raccontare delle storie. Non ho un approccio al lavoro super!ciale: qualsiasi cosa io faccia cerco sempre di esplorare il mondo del personaggio che interpreto. La mia, però, è sempre un’interpetazione, ma un’imitazione.”

Parola di Denise Capezza che il pubblico ha via via imparato ad apprezzare come la Marinella di Gomorra o la Natalia di Baby per quel sensuale misto di forza e seduzione, fragilità e profondità che la trentenne attrice napoletana trasmette a tutti i suoi personaggi.
Protagonista della commedia romantica San Valenino Stories e di Cobra non è, l’opera prima, dal carattere pulp, del regista pugliese Mauro Russo in uscita nel 2020, Denise è un’attrice estremamente interessante che si stacca molto dal panorama italiano, anche per la sua storia personale: diplomata in danza classica e contemporanea dopo quindici anni di studi accademici è stata scelta come come protagonista della serie tv turca Ucurum per interpreta, Felicia Matei, una giovane ragazza moldava rapita ed iniziata alla prostituzione. Rimasta in Turchia dove diventa una Star, è protagonista in altri proge/ televisivi e cinematogra!ci: Inadina Yasamak, Dusler ve umutlar, Askin dili yok, Darbe ed Hep Yek. Apprende anche il linguaggio dei segni turco per interpretare la sordomuta Canan in una serie tv che racconta del confronto tra curdi e turchi. Per le riprese si trasferisce in Kurdistan, nella provincia di Van, nonostante la delicata situazione politica,

un altro segnale del suo coraggio.

“Quando ho fatto il provino per Ucurum non sapevo una parola di turco e parlavo poco inglese. Il casting internazionale mi aveva apprezzata, ma rimanevano diversi dubbi rispetto al fatto che avesse senso o meno dare la parte ad un'attrice con cui sarebbe stato difficile comunicare. Mi sono fatta mandare il copione in turco e ho recitato l’ultimo provino in questa lingua che non conoscevo. Sono stata immediatamente presa e di lì a poco ho fatto un lavoro durissimo.” Un misto di disciplina e abnegazione, tipico di chi viene dal mondo della danza che rende Denise una figura particolarmente interessante per un’industria audiovisiva italiana alla ricerca del rinnovamento e di talenti nuovi.
“La cosa più importante è riuscire a costruire il personaggio. Quando hai tanto materiale ti immergi nello studio, quando, invece, sai poche cose ecco che allora devi lavorare un po’ sulla tua immaginazione e costruisci una storia personale sul perché lei si comporta in quella maniera. E’ un po’ quello che è successo con Baby: di Natalia si sapeva poco, ma io mentalmente mi sono costruita una sua storia, un suo percorso e avendo visto molte interviste a vere prostitute, ecco che ho capito quali potevano essere le esperienze che l’avevano formata così come la vede lo spettatore.” In un cinema, spesso, dominato dalle ‘gatte morte’ è evidente che per un’interprete così determinata la strada non sia facile: “Alla fine resto per!no indignata da come vanno le cose.”
Aggiunge con una lieve increspatura nella voce: “Alcuni mi vedono ‘carina’ e pensano sia giusto relegarmi a certi ruoli di bella ragazza. E’, quindi, molto difficile riuscire a scardinare questa tendenza degli addetti ai lavori ad immaginarti solo per quello che vedono in superficie. Invece, io credo che come interprete dentro di me ci sia qualcosa di ancora totalmente inesplorato: ho voglia di mettermi alla prova, di interpretare ruoli diversi da uno stereotipo fisico, perché credo che la capacità di cambiare e trasformarsi sia fondamentale per un attore. Noi siamo plasmabili.” Un approccio anticonvenzionale? “Non saprei: ammetto di non amare i rapporti superficiali che, spesso, si instaurano in questo ambiente e di essere piuttosto lontana dalla mondanità. Sono convinta, alla fine, che il lavoro paga anche se, devo sottlinearlo, che io nondevo lavorare a tutti i costi: per me il mio lavoro è molto importante. Qualsiasi cosa io faccia, io cerco sempre di fare la mia parte e di metterci il mio.”
Un regista con cui le piacerebbe lavorare? “Senza dubbio Pietro Marcello: oltre a Martin Eden ho visto tutti i suoi film ed è un regista che mi stravolge e che mi emoziona. Il suo cinema ha un messaggio forte e a me piacerebbe molto lavorare ad un progettoo che abbia qualcosa da dire." Adesso Denise Capezza è impegnata a teatro nella piéce di Dennis Kelly After the End al fianco di Eduardo Scarpetta nella traduzione della collega Monica Nappo. Un'altra sfida portata avanti con determinazione e convinzione. 


Per chi volesse vedere Denise Capezza a teatro a Napoli durante le Feste

Teatro Sannazaro Napoli
Date e orari degli spettacoli:

AFTER THE END di Dennis Kelly

21 Dicembre - h 18.00
22 Dicembre - h 21.30
27 Dicembre - h 19.00
28 Dicembre - h 24.00
01 Gennaio - h 20.00
02 Gennaio - h 21.00