Dopo il grande successo di Napoli Velata, Ferzan Ozpetek firma La Dea Fortuna ancora una volta distribuito da Warner Bros. E’ un importante ritorno al cinema con una storia intima su una coppia in crisi (Stefano Accorsi – Edoardo Leo) che trova a confrontarsi con l’arrivo di due bambini nelle loro vite, lasciati loro, momentaneamente ma per motivi seri, dall’amica interpretata da Jasmine Trinca “E’ un film nato in seguito alla scomparsa di mio fratello l’anno scorso.” Racconta Ozpetek che intervistiamo durante le prove dello spettacolo ispirato al film Mine Vaganti che debutterà a febbraio a Roma “Mia cognata mi ha chiamato per dirmi che Asaf stava male e che anche lei aveva dei problemi. Era molto preoccupata e in quel momento mi ha chiesto, nel caso fosse avvenuto il peggio per entrambi, di badare io ai miei nipoti che non voleva fossero lasciati a nessun altro. Mi ha chiesto ripetutamente di promettere che mi sarei occupato dei due gemelli, un ragazzo e una ragazza di dodici anni, e io l’ho fatto. Poi, però, mi sono posto una serie di domande riguardo a cosa sarebbe davvero accaduto qualora mi fossi dovuto occupare di loro e quale possibile sconvolgimento avrebbe avuto la mia vita.”


Quali sono le suggestioni che l’hanno guidata?


La storia di due persone che stanno insieme da tanto e che si trovano quasi sul punto di lasciarsi. Due uomini che, in maniera inattesa e improvvisa, vivono uno sconvolgimento totale delle proprie vite, arrivando, però, a scoprire l’uno nell’altro delle qualità e dei sentimenti altrettanto inaspettati. Alla fine essere genitori non ha tanto a che fare con la parte biologica di tutti noi o con quello che accade sotto la cintura, bensì tocca principalmente il cuore e il cervello. Per me La Dea Fortuna (il titolo è ispirato dall’omonimo tempio che si trova a Palestrina dove lavora il personaggio di Jasmine Trinca) è il mio film più toccante. Ogni volta che l’ho rivisto durante il montaggio mi ha molto emozionato. L’avrò visto almeno una cinquantina di volte e, ogni volta, non ho fatto altro che commuovermi io per primo. Il fatto che mi emozioni ancora è molto importante per me, ma credo lo sia anche e soprattutto per il pubblico.   


La sua famiglia sembra averla ispirata molto negli ultimi anni…


Io credo di raccontare sempre di me e delle mie cose, Anzi, forse, il mio film meno riuscito e più trattenuto riguarda proprio la mia famiglia, ovvero Rosso Istanbul
Il mio cinema è fatto delle cose che conosco.


Il pubblico si è sempre riconosciuto nell’intimità dei suoi racconti….


A me piace molto potere condividere così tanto con il pubblico che mi segue. Mi fa piacere essere riconosciuto, così come trovo molto bello essere seguito con questi numeri su Internet.


Lei vive un grande affetto ‘social’?


Enorme: su Instagram mi seguono circa 350.000 follower, ma al di là della quantità e dei numeri, sono commosso dalla qualità delle cose che mi scrivono rispetto a come sono ispirati dal mio cinema. E’ una condivisione di sentimenti e idee forte che mi rende felice.


In questo senso come ha scelto gli attori della Dea Fortuna?


Anche qui si è trattato di una scelta soprattutto istintiva che avviene sempre al momento quando immagino i ruoli. Anche se nel cast sono presenti in ruoli diversi Serra Yilmaz, Filippo Nigro e Barbara Alberti, il film si concentra soprattutto sulla coppia Accorsi – Leo, su Jasmine e sui due bambini. Sono loro il cuore del racconto e credo che il pubblico si lascerà molto coinvolgere dalla loro recitazione: da come loro ti acchiappano e “non ti mollano” in tanti momenti della nostra storia. E’ un racconto di grandi emozioni.


Napoli Velata era un film molto importante sul piano estetico. Lo è anche questo?


Sì, nel corso del tempo ho imparato a dare sempre più spazio a questi elementi visivi. Anche in questo film ci sono delle scene che sembrano quasi dei quadri con dei colori come il verde e il rosso che diventano dominanti. E’ una parte importante del mio lavoro e della mia ricerca.


Oltre vent’anni o dopo Il Bagno Turco cosa crede di avere imparato dal cinema e soprattutto dal ‘farlo’?


Non sarò mai un professionista, ma resto un “amatore”. Non impari mai nulla davvero se sei non metti da parte calcoli e pianificazioni, lasciandoti, piuttosto, andare al momento e alle emozioni. A guidarmi sono, oggi come allora, l’istinto, le immagini, la passione. Questo è il mio mondo e io non ho un piano prestabilito.