Alberto Caviglia: "Il mio modo per esorcizzare le paure'

Il regista e scrittore romano parla di Olocaustico, il suo romanzo rivelazione che tra satira e memoria, affronta il nostro presente da un punto di vista inedito.

Alberto Caviglia sul set

Alberto Caviglia sul set

Marco Spagnoli 22 gennaio 2020

Dopo Pecore in Erba, mockumentary esilarante presentato a Venezia, Alberto Caviglia torna a sorprendere il pubblico con un romanzo d'esordio intitolato Olocaustico (Giuntina, Euro 15,40 - Ebook 9.99) tanto disturbante quanto volutamente provocatorio e divertente, confermando la sua vocazione a diventare il Woody Allen italiano, capace di una riflessione lungimirante ed insolita su temi che costituiscono il terreno di scontro per l'antisemitismo, apparentemente, risorgente.
La storia è quella di David Piperno, un giovane ebreo romano che si è trasferito in Israele per coronare il suo sogno: diventare un grande regista di fantascienza. La sua sceneggiatura "La lucertola mutante" però non interessa a nessuno e per mantenersi è costretto a intervistare gli ultimi sopravvissuti alla Shoah per il Museo di Yad Vashem. David è immaturo, inaffidabile e con un senso dell'umorismo del tutto particolare. Lo sanno bene i suoi amici, lo sa Sara, la madre ansiogena e iperprotettiva, e lo sa fin troppo bene Sharona, la sua esasperata ragazza. Nessuno di loro però può prevedere che per realizzare le sue ambizioni David darà inizio a una catastrofe di proporzioni planetarie. E non basteranno i consigli dei suoi amici immaginari, Philip Roth e Itzhak Rabin, per riparare al danno imponderabile che affliggerà l'umanità intera.
Quando è nata la suggestione per questo libro?


L’idea di “Olocaustico” è nata due anni fa, quando ho iniziato a percepire in modo sempre più angosciante l’imminente scomparsa degli ultimi testimoni della Shoah e quando, frequentando un amico che vive a Tel Aviv e che lavora al Museo dello Yad Vashem, ho iniziato a interessarmi a chi come lui, passa le giornate a contatto con gli ultimi superstiti per intervistarli e mettere in salvo le loro testimonianze prima che sia troppo tardi…


In un'era negazionista cosa significa riappropriarsi della possibilità di raccontare una storia così?


Recentemente ho iniziato a rendermi conto che questo libro non fa che portare a compimento le mie peggiori paure, forse l’ho scritto per esorcizzarle. A qualcuno potrà sembrare folle raccontare una storia in cui viene negata la Shoah in un periodo in cui i movimenti negazionisti stanno diventando sempre più forti e difficili da arginare, ma credo che la satira si basi proprio su questo, parte da qualcosa di reale per poi esasperarlo, portando alla lucee smascherando posizioni scorrette,ma ancheatteggiamenti grotteschi e spesso criminali, proprio come il negazionismo.


Il libro è molto divertente: quanto conta l'umorismo in questo racconto e nel suo approccio al lavoro?


Conta molto. Sono un pessimista, ma per me è impossibile non vedere qualcosa di divertente anche nelle peggiori sventure. Forse nella scrittura di “Olocaustico” la più grande sfida è stata proprio quella di dar luce a un romanzo che potesse definirsi umoristico su un tema che è agli antipodi dell’umorismo. Ovviamente non si tratta di ironizzare sulla Shoah, ma al limite di farlo sul come viene raccontata, partendo da un punto di vista insolito come quello di un ebreo che per mantenersi è costretto a intervistare gli ultimi testimoni della Shoah, pur detestando questa occupazione perché in realtà vorrebbe solo dirigere il suo film.


Quanto è stata importante la sua esperienza e la conoscenza di Israele?


Abbastanza. Forse attingere dal mio vissuto e dal mio lavoro era l’unico modo per riuscire a raccontare un personaggio come David. Allo stesso tempo la conoscenza di Tel Aviv e del mondo dello Yad Vashem è stata imprescindibile. Israele inoltre, credo sia l’unico posto dove avrei potuto ambientare questa storia, non solo perché il Museo attorno cui si sviluppa si trova lì. In un’epoca in cui le fake news imperversano e dove ogni giorno nascono nuove credenze popolari, il luogo dove sono nate le più importanti religioni del mondo penso che fosse il più adatto per essere scelto come il teatro in cui viene fabbricata l’incredibile fake news con cui il protagonista cercherà a riscattarsi alla fine del romanzo.


Parliamo del politicamente corretto: è d'accordo con Zalone che moriremo di questo?


Per me siamo già morti di questo (...vi avevo avvisato che sono pessimista…). Viviamo in una società in cui è sempre più difficile fare umorismo, in cui anche chi fa satira per mestiere spesso e volentieri si trova costretto a giustificarsi e a spiegare che stava scherzando. Siamo sempre più attratti da un pensiero unico e incapaci di leggere tra le righe. Internet ha certamente amplificato questo fenomeno con il risultato di appiattire o rendere tabù tantissimi argomenti importanti. Il risultato è che nei dibattiti sono morte le zone grigie e le posizioni che cercano di analizzare criticamente i fenomeni che ci circondano hanno sempre meno spazio.


La giornata della Memoria si avvicina: il suo libro ha qualcosa di fantascientifico che la rafforza, pur stravolgendola.... 


Non penso che il mio libro possa addirittura rafforzare o stravolgere un evento come la Giornata della Memoria. Spero solo che possa essere considerato, almeno da una parte del suo pubblico, come uno strumento per avvicinarsi in modo diverso ai temi che tratta, senza la pretesa di dare risposte assolute ma con l’intento di creare una prospettiva nuova. Spero anche che almeno in qualche caso riesca a raggiungere chi altrimenti sarebbe rimasto lontano da argomenti come la Shoah e la scomparsa dei suoi ultimi testimoni.


Come valuta le reazioni del pubblico di queste settimane? 


In generale le reazioni sono state sopra le aspettative. Ma c’è anche da dire che le mie aspettative erano piuttosto basse… ho ricevuto molti messaggi da sconosciuti che si sono imbattuti nel libro. È strano vedere quanto variegate possano essere le sensazioni che suscita. Ma già sapere che chi l’ha letto è arrivato alla fine è un traguardo che reputo soddisfacente...