Carlo Verdone: fermare il tempo

Esce nei cinema l'ultimo film di Carlo Verdone con Rocco Papaleo, Anna Foglietta e Max Giusti

Carlo Verdone fotografato da Claudio Porcarelli

Carlo Verdone fotografato da Claudio Porcarelli

Marco Spagnoli 18 febbraio 2020

“Il compito di un regista serio, anche se fa commedie, è solo uno: “Fermare il tempo”. Il cinema ti offre questa possibilità, ovvero fissare l’epoca in cui stai raccontando una storia. Un sacco bello nel 1980 ha “fermato” Roma così come era in quell’epoca e non è più, ha cristallizzato i personaggi, un certo clima di solitudine, un’atmosfera che oggi è stata distrutta dal caos e dall’incuria.” Carlo Verdone racconta così la lezione più importante che dice di avere imparato in quaranta anni di carriera e che quest’anno lo trova in un momento molto particolare, dove oltre al film in uscita, Si vive una volta sola, prodotto da Filmauro e con co-protagonisti Anna Foglietta, Rocco Papaleo e Max Tortora, sta già lavorando ad un nuovo progetto e alla serie Vita da Carlo prodotta da Amazon Studios, scritta da Nicola Guaglianone, Menotti e Pasquale Plastino. “Ci sono film che, qualche volta, invece, anticipano i tempi. Ad esempio Gallo Cedrone, quando uscì, non fu del tutto capito. E’ stato in seguito che è diventato una sorta di film di culto per le cose che raccontava. Il tempo è un fattore fondamentale nella carriera di un autore.”

In Si vive una volta sola è la prima volta che lei interpreta un chirurgo …
E’ vero: in Viaggi di nozze avevo interpretato un medico che assomigliava più a Nosferatu che ad un dottore, poi, in Manuale d’amore un pediatra. Va anche detto che la professione non è così sviluppata nel racconto, perché la cosa importante ai fini del film è, piuttosto, la grande amicizia che si è stabilita tra tutti i protagonisti. Un’equipe medica molto affiatata e capace, al punto di essere cercata dal Vaticano per il Papa. Il loro problema è che sono quattro personaggi ‘smarriti’ nella vita privata: chi con l’amante, chi con la moglie, chi con i figli…tutti hanno problemi molto significativi e continuano a vedersi anche fuori dal lavoro. Si piangono un po’ troppo addosso, ma – ad un certo punto – arriva la saturazione che sfocia in scherzi eccessivi. Sono un po’ troppo adolescenziali. Poi, però, il problema di salute di uno di loro, obbliga tutti gli altri a seguirlo in una vacanza per comunicargli esattamente la natura della sua malattia. Un viaggio dove ci sarà un colpo di scena dopo l’altro.
E’ un altro dei suoi film girati ‘lontano da Roma’…
E’ stato girato in Puglia ed è stata una vera e propria benedizione, perché fare film fuori da Roma mi fa bene sia come regista che come attore. In più ho lavorato per la prima volta con tre talenti straordinari: tre persone fantastiche che si sono completamente affidate a me. Insieme abbiamo costruito una delle migliori performance delle rispettive carriere. Sono stati molto concentrati e hanno dimostrato un entusiasmo tale da non farmi sentire la ‘fatica’ di questo film. So di espormi un po’, ma posso dire che il risultato è di altissimo livello. Questa è la mia sensazione anche se, alla fine, è sempre il pubblico a decidere.
Si vive una volta sola è un film “importante”…
E’ vero, perché questi miei sono anni in cui uno potrebbe dire ‘ormai hai tanta esperienza e sai come devi fare’. La realtà, invece, è l’opposto: quanti celebri attori, diventati anziani, nella seconda parte della loro carriera sono andati calando come qualità? Io, invece, vorrei rimanere in quota e provare sempre ad alzare il livello e la qualità.
Lei ha sempre accettato tutte le sfide dell’età?
Racconto storie e personaggi plausibili: non indosso parrucche, non provo a dimostrare un’età diversa…indosso la mia maschera mostrando storie che mi riguardano e in cui credo. Il pubblico sa riconoscere la sincerità e premiarla. E’ spietato, se, invece, si trova dinanzi a scorciatoie un po’ furbe che non ho mai preso in considerazione, perché non ne sono capace.
Qual è la cosa più difficile di questi anni? Dire no per mantenere l’integrità di una carriera?
Dicendo nove “no” e un “sì”. Quando ho detto di sì a Sorrentino l’ho fatto dopo avere letto il copione della Grande Bellezza, perché sapevo di avere di fronte un grandissimo film. Mi trovavo al fianco di un autore di cui mi fidavo che sta per realizzare qualcosa di straordinario. Altri progetti erano, invece, piccole cose.
Arriveranno altre proposte…
Sì, ma adesso sto lavorando ad un nuovo film, poi ci sarà la serie con Amazon. Per tre anni sono bloccato. Poi si vedrà.
Parliamo di Vita da Carlo che sembra ricordare come ispirazione Curb your enthusiasm di e con Larry David?
E’ molto stimolante sapere che, grazie a un partner così importante come Amazon, potrò finalmente comunicare con un pubblico internazionale una storia tutta italiana ma capace di raccontare personaggi, sentimenti ed emozioni che sono universali. Gran parte della storia riguarderà proprio molti aspetti della mia vita privata con episodi e situazioni nelle quali mi sono imbattuto, cercando di far capire che spesso la realtà supera di gran lungo la fantasia. Ma tengo a sottolineare che il mio obiettivo è sempre quello di interpretare fragilità, nevrosi, tic, debolezze e follie, riconoscibili non soltanto dalla platea italiana. Tutto prende le mosse da un taccuino dove da anni annoto quello che mi succede di assurdo quotidianamente. Situazioni pazzesche, paradossali, che credo divertiranno molto il pubblico non solo qui in Italia.