Gabe Polsky: racconto i grandi dello sport così come non li avete visti

Il nuovo doc del regista di 'Red Army' in cui incontra Pelè, Michael Jordan e le sorelle Williams

Il nuovo doc del regista Gabe Polsky

Il nuovo doc del regista Gabe Polsky

Marco Spagnoli 9 maggio 2020




"Sono interessato a storie uniche, strane, straordinarie, misteriose. Nella tua carriera non puoi provare a copiare gli altri, ma devi seguire il tuo istinto." Così Gabe Polsky racconta la linea narrativa che lo ha portato a realizzare In search of greatness (In cerca della grandezza) documentario distribuito in Italia su tutte le principali piattaforme a partire dal 12 maggio. "Per me la cosa più importante resta quella di riuscire ad esprimere l'importanza di soggetti così complessi e di storie così potenti." continua l'autore celebrato per il grande successo di Red Army, film presentato al Festival di Cannes che partendo dalla squadra di hockey dell'ex Unione Sovietica, riusciva a raccontare il mondo durissimo delle selezioni, degli allenamenti, delle partite di bambini destinati a diventare leggende prima ed icone dell'era della Guerra Fredda poi."
Con In search of greatness, ancora una volta Polsky utilizza lo sport per una riflessione più ampia sulla vita, sul talento, sulla creatività e sul genio attraverso uno sguardo originale e giocoso.  Il docimentario esplora tanti elementi differenti:  dall'educazione, il coaching, la genetica, la psicologia, la filosofia. "La mia idea è che sia il viaggio e non la destinazione quello che conta davvero." dice il regista. Il film cerca di innescare un cambiamento positivo per la prossima generazione di giovani studenti, atleti e artisti ed evidenziare come la creatività, la libertà e la positività siano le vere basi della grandezza.
"I miei genitori vengono dall'ex URSS" spiega Polsky "E questo mi ha sempre dato un punto di vista diverso sugli atleti. Sono, infatti, convinto che la gente, in genere, perda di vista il vero significato di quello che significhino creatività e genio in ambito sportivo. In questo senso incontrare e raccontare icone come Pelè, Michael Jordan e Serena Williams significa potere portare la riflessione della grandezza dello sport ad un altro livello e fare riflettere le persone nell'ascoltare i racconti e le vicissitudini di queste leggende.
Un tratto caratterstico del cinema di Gabe Polsky è quello di riuscire sempre a trarre il meglio dai suoi intervistati, rendendosi molto simpatico, ma - soprattutto - riuscendo a metterli a loro agio. "E' evidente che queste persone non mi possano e non mi debbano considerare come un loro amico." aggiunge "Io non sono un professionista dello sport, e quello che a me interessa è ottenere un racconto compiuto delle vite e delle scelte di questi grandi personaggi. Quindi la cosa più importante, anche se qualche volta il mio montatore esagera e mi fa sembrare volutamente un po'idiota, è riuscire ad ottenere da loro riflessioni profonde sul senso ultimo della loro vita e del loro impegno. Per me è importante capire fino in fondo come si possa essere creativi in frangenti un po' estremi. Non prendersi sul serio è l'elemento più importante: un po' come fa Werner Herzog nei suoi film io cerco di ottenere lo stesso risultato e vedere le persone aprirmi il loro cuore.