Le vette della libertà

La Banda Gordon è ambientato a L'Aquila nel 1943: un gruppo di ragazzini con il mito di Flash Gordon in cerca della libertà

La Banda Gordon di Marco Dell'Omo

La Banda Gordon di Marco Dell'Omo

Marco Spagnoli 17 maggio 2020

Il giornalista e sceneggiatore Marco Dell'Omo firma un romanzo omaggio alla libertà, alla gioventù, ai fumetti e alla montagna. In particolare quella abruzzese dove è ambientato La Banda Gordon (in uscita dal 21 maggio per Nutrimenti), una rivisitazione senza retorica della Resistenza e di quei giorni fatali del 1943 quando il generale Piero Vinci viveva all’Aquila e insieme ad altri aveva fondato la banda Gordon insieme ad un gruppo di giovani, amanti della montagna e delle scalate. La missione? Sgominare Mussolini e i Tedeschi. La banda Gordon è una storia che mescola con sapienza fantasia e realtà, memoria e invenzione, raccontando gli anni della guerra e del fascismo attraverso le vite di alcuni giovani temerari, che a volte si spaventano, lottano e piangono, ma guardano sempre in alto, verso le cime delle loro montagne.

Da dove nasce La banda Gordon?


Come quasi tutte le cose che ho fatto in modo molto casuale. Avevo questa idea di una relazione tra due amici adolescenti che si svolgeva in montagna, e che finiva con un tradimento, poi mano mano mano sono arrivate le altre cose: l’ambientazione negli anni 40, la prigionia di Mussolini al Gran Sasso, la banda partigiana . Avevo i ricordi di mio padre sui sabati fascisti e sui fumetti dell’Avventuroso.  Da questo strano mix è venuta fuori una storia che è di totale fantasia, un racconto partigiano giocato sull’immaginazione.


Il ruolo dei fumetti nella cultura italiana fino ad Umberto Eco è stato sempre sottovalutato. In questo libro, invece, sin da titolo sono un tratto caratteristico della storia?


I fumetti sono la scintilla che accende la storia. Sono partito da una considerazione: i partigiani noi li vediamo come eroi senza età, ma in realtà molti di loro erano giovanissimi. Per dire, Italo Calvino è salito sulle montagne dietro Sanremo che aveva appena compiuto 20 anni, Oriana Fallaci portava le armi ai combattenti in collina che ne aveva 16. I fumetti americani che pubblicava l’Avventuroso erano il retroterra di molti adolescenti italiani. Nelle avventure di Gordon, Mandrake, l’Uomo mascherato scoprivano l’avventura, la fantasia, l’erotismo. Ho cercato allora di raccontare la scelta di combattere il fascismo e il nazismo tenendo conto di questo orizzonte generazionale, che viene prima della consapevolezza politica. E’ una scommessa: raccontare la resistenza con una sguardo diverso, lo sguardo ingenuo di un ragazzo di quegli anni che decide di mettere in gioco la propria vita per un ideale.


Parliamo della montagna: la tua esperienza di rocciatore a che tipo di riflessioni e di storia ti ha portato?


 La montagna, diceva Primo Levi, insegna la pazienza e l’ostinazione. Ma non è solo questo. Quando stai di fronte a una parete , con il tuo compagno d cordata, sei tu l’autore della tua storia. In montagna , non solo in montagna ovviamente, probabilmente la stessa cosa la potrebbe dire anche un surfista di fronte all’onda, si realizza la sintesi perfetta tra mente e corpo, ci si sente perfettamente liberi ma bisogna mantenere lucidità e misura, bisogna prendersi cura della propria libertà. E’ quello che succede ai protagonisti della banda Gordon, per i quali le pareti del Gran Sasso sono la via di fuga ideale dalle parate del regime, e lì compiono la loro iniziazione alla vita.


Qual è il senso della Resistenza oggi dal punto di vista letterario?


In America la seconda guerra mondiale e il Vietnam rappresentano ancora oggi una notevole fonte di ispirazione narrativa e cinematografica. E’ strano che un evento fondante per la storia italiana come quello della Resistenza non abbia acceso la fantasia degli scrittori, se non negli anni immediatamente successivi alla guerra. E’ come se dopo i due capolavori di Calvino e Fenoglio, Il sentiero dei nidi di ragno e il partigiano Johnny, si sia considerato il capitolo chiuso. Invece penso che ci sia spazio per raccontarla ancora la Resistenza, con un linguaggio nuovo certamente, con approcci diversi. Questi eroi forse vanno tolti dai musei dove restano a prendere polvere per 364 giorni all’anno   e vanno riportati alla vita, con tutta la loro umanità e la loro carica ribelle.