L'ultima rivoluzione prima dell'alba

Capri - Revolution di Mario Martone è un gioiello che conclude la trilogia sul passato del grande regista napoletano.

Marianna Fontana in Capri - Revolution di Mario Martone

Marianna Fontana in Capri - Revolution di Mario Martone

Marco Spagnoli 12 dicembre 2018

Capri  Revolution è – apparentemente - la storia di una giovane isolana che a Capri, all’indomani dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, scopre l’esistenza di una comune di artisti nordeuropei che praticano l’amore libero e che oltre a girare nudi, creando non poco sconcerto tra gli abitanti, venerano la Natura e l’Arte.


Il suo avvicinamento progressivo al carismatico capo della comune, un pittore e uno studioso, coincide con un percorso di liberazione intellettuale e sessuale, che tra l'imparare a leggere e la scoperta del proprio corpo, segna profondamente la donna, portandola in direzione di qualcosa di completamente nuovo ed inesplorato per una ragazza della sua condizione in quell’epoca: la libertà e l’autonomia. Un personaggio femminile imprevedibile e sulfureo portato sullo schermo da Mariana Fontana con lacerata sfrontatezza e credibile insolenza, arrivando davvero a sorprenderci con la sua meditata forza in grado - citando Eschilo - di 'giovare a saggezza'.


 


Un elegante giovane dottore idealista e più o meno goffi r buffi isolani raggelati dai venti della Guerra imminente chiudono il quadro di questo film di Mario Martone prodotto da Indigo Film insieme a Pathé, distribuito da 01, che costituisce uno dei suoi lavori più riusciti ed emozionanti, nonché – effettivamente – un vero e proprio capolavoro del cinema d’autore italiano. Una grande riflessione sull’Arte e sull’Utopia, sulla libertà e la necessità di andarsene, in un crescendo travolgente fatto di immagini tanto semplici quanto raffinate, tanto belle, quanto, inevitabilmente, inquietanti per quello che raccontano, per ciò che rappresentano nella storia di quell’Europa che da lì a poco sarà ingoiata prima dalla guerra eppoi dal totalitarismo.


 


Ispirato a fatti realmente accaduti e ultimo capitolo della trilogia inevitanbilmente ‘decadentista’ che Martone ha iniziato con Noi Credevamo e proseguito con Il Giovane Favoloso, Capri – Revolution racconta una storia emozionante e paradigmatica su una grande figura femminile moderna e liberata tanto affascinante quanto rilevante sul piano umano e politico. Per la prima volta vediamo sul grande schermo una rappresentazione realistica e 'contemporanea' delle grandi utopie. Senza sconti e senza sovrastrutture ideologiche posticce. Carne e anima dell'Occidente e delle sue contraddizioni feroci, tanto sublimi quanti letali.  


 


Un'opera d'arte dove la rappresentazione del passato, restituisce corpo e spessore ad un'epoca ingiustamente tradita dal goffo bianco e nero di foto scolorite e di pose, oggi, diventate incomprensibili e che Martone, grazie ad un gruppo interessante di attori, riporta in vita nella loro coerente innocenza, ma anche nel loro fermo tentativo di trovare un’alternativa alla vita vissuta in quegli anni. Un altro modo di intendere l’esistenza che – tra danza e teatro – cresce in maniera interessante davanti agli occhi dello spettatore che arriva a decodificare quelle apparenti “follie” del bel tempo che fu, grazie alla colonna sonora moderna composta da Apparat e da Philip Thimm.


 


Ecco, dunque, che le Utopie diventano, a portata di mano, più intellegibili per lo spettatore di oggi che, finalmente, può capire e perfino apprezzare le iperboli intellettuali e artistiche di quei trentenni di cento anni fa. Un lavoro di traduzione emotiva che Martone compie con una nuova leggerezza e uno sguardo attento e mai compassionevole.


 


Si tratta di uomini e donne cui il cinema può restituire voce e dignità. L'Utopia diventa possibilità dinanzi ai nostri occhi e Martone sceglie il racconto nel tempo presente, senza mai rischiare di essere un passo avanti ai personaggi.


 


Nudi, assopiti, bellissimi nella gioventù oggi diventata polvere del tempo, Martone ce li propone come interlocutori e non come illusi e sconfitti. La battaglia è in corso e il film 


ruggisce idee. Certamente la fine storica è nota agli spettatori, ma l'esito narrativo è un altro che il regista fotografa e racconta nel suo divenire, non nella sua concusione che per quanto improbabile non è ancora inevitabile.  


 


Un racconto in chiaroscuro dal marcato gusto pittorico con una fotografia ispirata alla pittura di quegli anni, su scelte non negoziabili, destinate a restare un esperimento a fronte della lungimiranza di una donna nuova. Un film che ci lascia sospesi tra passato e futuro, tra presente e fine dei tempi, alla scoperta di scelte apparentemente piccole e che, invece, segnano il percorso di una liberazione personale che, purtroppo per noi, non coincide con quella di un’intera generazione, altresì falcidiata dalle mitragliatrici e dalla rabbia delle dittature di lì da venire.


 


Una storia di innocenza, ma non un racconto innocente: la consapevolezza di tutti i protagonisti rende Capri - Revolution un'importante riflessione intellettuale, mediata, al tempo stesso da sensualità e bellezza, da carne e anima, da parole e diktat, da proclami e cedimenti in una spirale dove tutto è destinato ad autodistruggersi e che, grazie a Mario Martone e alla sua co-sceneggiatrice Ippolita di Maio, ad essere finalmente scoperto e ricordato in una prospettiva umana moderna e non più come nota a margine di una pagina ingiallita della storia.


 


Un film in cui l'arte cinematografica coincide con quella dell'illusione e della speranza dei protagonisti, lasciati indietro dalla forza e dal carattere di una donna nuova e dal suo viaggio.