Sergio Castellitto interpreta l'ultima impresa di D'Annunzio

Il regista Gianluca Jodice e Sergio Castellitto raccontano il tentativo del 'Vate' di fermare Mussolini e e la sua alleanza con Hitler ne 'Il Cattivo Poeta'.

Sergio Castellitto e il regista Gianluca Jodice

Sergio Castellitto e il regista Gianluca Jodice

Marco Spagnoli 19 maggio 2021

“Il fascino per Gabriele D’Annunzio è una cosa molto semplice, quasi naturale per un narratore (e il cinema italiano, a parte un film innocuo di poca fortuna di parecchi anni fa, non l’ha mai raccontato), che proverebbe chiunque intercettasse anche per caso solo mezza riga della sua biografia.”

Dice il regista napoletano Gianluca Jodice che ha dedicato allo scrittore abruzzese il suo film d’esordio 'Il cattivo poeta' prodotto da Matteo Rovere e Andrea Paris, dopo tanti documentari e serie televisive successo “Gabriele d’Annunzio è stato un poeta, un drammaturgo, un patriota e soldato, un instancabile seduttore, un intellettuale in un senso modernissimo (fu lui tra l’altro il primo, tra le sue decine di invenzioni linguistiche, a usare il termine ‘intellettuale’ come sostantivo)... insomma su di lui si potrebbero fare tanti film, tutti diversissimi, su ogni singola epoca o aspetto della sua vita! “ continua Jodice “Mi ricordavo dai tempi dell’università dell’ultimo periodo di d’Annunzio, chiuso nel suo castello, il Vittoriale, come il conte Dracula, lontano da tutto, ormai cocainomane perduto, depresso e immalinconito per sè e per l’Italia... un’immagine che ha a che fare subito con il cinema: Murnau, il Nosferatu/Klinsky di Herzog...“.

Il film che uscirà per 01 è prodotto da Ascent film di Matteo Rovere e Andrea Paris insieme a Batyshphere con Raicinema ed è ambientato nel 1936 quando Giovanni Comini è stato appena promosso federale, il più giovane che l’Italia possa vantare e viene convocato a Roma per una missione delicata: dovrà sorvegliare Gabriele d’Annunzio e metterlo nella condizione di non nuocere... Già, perché il Vate, il poeta nazionale, negli ultimi tempi appare contrariato, e Mussolini teme possa danneggiare la sua imminente alleanza con la Germania di Hitler. Ma al Vittoriale, il disegno politico di cui Comini è solo un piccolo esecutore inizierà a perdere i suoi solidi contorni e il giovane federale, diviso tra la fedeltà al Partito e la fascinazione per il poeta, finirà per mettere in serio pericolo la sua carriera. “La storia fa luce su un piccolo episodio realmente accaduto.” Racconta Jodice “Mussolini sta tessendo la sua tela, il cui obbiettivo principale ora è l’alleanza con Hitler. d’Annunzio è da sempre ostile al nazismo e alla figura del fuhrer, il Duce lo sa bene e teme che una presa di posizione pubblica del poeta, che è ancora un mito per varie generazioni, possa rivelarsi dannosa. Quindi gli invia una spia al Vittoriale, il giovane federale di Brescia, che dovrà appunto spiare e riferire a Roma ogni mossa del poeta. Senonché il giovane fascista subisce una fascinazione per d’Annunzio e le sue convinzioni nel regime e nel fascismo iniziano a traballare,” Gianluca Jodice conclude “D’Annunzio non è mai stato fascista. Mussolini, soprattutto dopo la morte del poeta, ha voluto imprimergli il marchio del fascismo, a lui e all’impresa di Fiume, ne ha fatto il “Giovanni Battista del fascismo”. Ma la damnatio memoriae di cui è vittima il Vate è anche sicuramente da attribuire alle due parrocchie, quella cattolica e quella comunista, alle quali l’immagine del superuomo vincente, individualista, libertino e sessuomane non poteva proprio andare giù.”